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lunedì 15 marzo 2021

Come un anno fa

 







È passato un anno dall’inizio della pandemia. Noi siamo riusciti a mettere in piedi un gruppo di ricerca a partire da una chat di Facebook e senza mai incontrarci di persona (o quasi). Abbiamo messo in piedi modelli di monitoraggio e di previsione verificandone l’affidabilità e l’accuratezza, giorno per giorno, prima di renderli pubblici. Li abbiamo fatti valutare e commentare da altri colleghi, che hanno ritenuto fossero validi per essere pubblicati su riviste scientifiche di prestigio. Abbiamo avviato collaborazioni nazionali e internazionali, fatto un quintale di seminari, parlato con i giornalisti, e fatto amicizia con molte persone belle e nuove. Abbiamo insomma armato “una gran caciara” per studiare, proporre, immaginare soluzioni e azioni in questo momento terribile. E siamo solo 5. In Italia ci sono moltissime persone di grande competenza, su svariati temi (disegno campionario ad esempio) e costoro, come noi, riflettono, propongono, immaginano. Cervelli al lavoro in ogni dove, alcune eccellenze internazionali coinvolte, un dibattito scientifico davvero straordinario. Eppure, qualcosa non funziona. Davvero c’è qualcosa che non va. Con tutta questa intelligenza, competenza e tonnellate di idee a disposizione qual è l’unica soluzione al momento disponibile per “gestire” l’epidemia? Chiudere tutto…. Nonostante questa sia la situazione dell’incidenza settimanale nelle varie regioni. Il CTS e di conseguenza il governo, utilizza Rt stimato usando informazioni relative alla Lombardia a inizio marzo 2020 come punto di partenza e altre “finezze” metodologiche che lasciamo stare. Manca la cultura statistica, mancano le competenze adeguate per analizzare i dati. Proposte ne abbiamo. Tutti noi statistici lavoriamo da tempo per metterle a disposizione dei decisori. Sicuri che non ci sia un approccio migliore che l’uso di Rt e di un diagramma di flusso deterministico per decidere della quotidianità di tutti noi?

mercoledì 3 marzo 2021

Birthday

 




A year ago - on March 3, 2020 - StatGroup-19 was born. It was born spontaneously, without the awareness of a future, not even near. Then, listening to people's confusion and doubts, we tried to understand and explain the epidemic. And a year has passed, quickly. It's time for birthdays, and birthdays are also moments for reflection. A year has passed in which we have studied, written, discussed, criticized, collaborated, published. An intense, tiring, tough year for us as well as for everyone. But there is also the satisfaction of having tried to give a fact reading. To explain reality complexity, foresee and understand how to manage the situation.

It's been a year, and how are we? Reading posts and some newspapers, it seems to be March 2020. But we are in 2021:

  • We have vaccinated almost 1 million people over 80s.
  • We have targeted closures.
  • We know much, much better the virus.

What does not change is the inability to communicate correctly by both the institutions and some newspapers. The pursuit of the headline is paroxysmal, and now if you don't shout "we'll all die", you won't be published. This crying to call "Wolf, wolf", for which the cries were the same in August, and October 2020, did not help perceive fundamental nuances. We are always in the same positions. No, we will not all die. We will have to be careful for a long time to come. We now have all the tools to do this. We will get out of it. Will the economy also emerge? The social fabric? If we can seize the opportunities we have, we could grow instead of collapsing.

We will continue to read the data, make short-term predictions, and write posts every now and then.

Happy birthday to us and to those who read StatGroup-19 😉

Compleanno

 



Un anno fa - il 3 Marzo 2020 - nasceva StatGroup-19, nasceva spontaneamente, senza la consapevolezza di un futuro, nemmeno prossimo. Poi, ascoltando lo smarrimento e i dubbi delle persone, abbiamo cercato di capire e spiegare l'epidemia. Ed è passato un anno, velocemente. È tempo di compleanni, e ai compleanni si fanno anche bilanci. E’ passato un anno in cui abbiamo studiato, scritto, discusso, criticato, collaborato, pubblicato. Un anno intenso, faticoso, duro per noi come per tutti. Ma c’è anche la soddisfazione per aver provato a dare una lettura dei fatti, a spiegare la loro complessità, a prevedere e comprendere come gestire la situazione.
È passato un anno e come stiamo? Leggendo post e alcuni giornali sembra di essere a Marzo 2020. Ma siamo nel 2021: abbiamo vaccinato quasi 1 milione di over 80, abbiamo chiusure mirate, e conosciamo molto molto meglio il virus. Quello che non cambia è l‘incapacità di comunicare correttamente da parte sia di parte delle istituzioni, che di alcuni giornali. L'inseguimento del titolone è parossistico, e ormai se non si grida al "moriremo tutti" non si pubblica. Questo “Al lupo al lupo” per cui le grida erano uguali ad Agosto e ad Ottobre 2020 non ha aiutato a percepire sfumature fondamentali. Noi siamo sempre sulle stesse posizioni. No, non moriremo tutti. Dovremo fare attenzione, ancora per molto. Abbiamo ora tutti gli strumenti per farlo. Ne usciremo. Ne uscirà anche l’economia? Il tessuto sociale? Se saremo capaci di cogliere le opportunità che abbiamo, potremmo crescere invece di crollare.
Noi continueremo a leggere i dati, a fare previsioni a breve termine, e a scrivere post ogni tanto.
Buon compleanno a noi, e a chi legge StatGroup-19
😉

domenica 28 febbraio 2021

Scientists and stage



Scientists are creatives, a bit like artists. As artists, they live in very competitive environments, developing great determination during their working lives. And, again, like artists, many develop a hypertrophic ego. Scientific rigour takes a back seat; professional ethics is bent for the benefit of oneself and the headline in the newspaper. One becomes accomplices of low-grade journalism, calling "unequivocal evidence" something that is ONLY a correlation. Thundering, later on, against an equally pompous colleague, shouting "correlation is not causation" (in English, which is more like modern culture).

The scientist is human, subject to desires and passions, and, above all, to responsibilities. Particularly now, in a moment where the confusion is at its peak. A time in which the ego-maniacs, by shouting everything and the opposite of everything, have made science an opinion.


Scienziati e palcoscenico


 


Gli scienziati sono dei creativi, un po' come gli artisti. Come gli artisti vivono in ambienti molto competitivi, quindi sviluppano una grande determinazione durante la vita lavorativa. E, sempre come gli artisti, molti sviluppano un ego ipertrofico. Il rigore scientifico passa in secondo piano, la deontologia professionale viene piegata a beneficio di sé e del titolo sul giornale. Si diventa complici del giornalismo di bassa lega, chiamando "evidenza chiarissima' un qualcosa che è SOLO una correlazione. Per poi tuonare contro un collega altrettanto tronfio, al grido di" correlation is not causation" (in inglese che fa più cultura moderna).

Lo scienziato è umano, soggetto ai desideri e alle passioni, ma anche, e soprattutto, alle responsabilità. In modo particolare ora, in questo momento in cui la confusione è enorme, in cui gli egomaniaci, a furia di gridare tutto e il contrario di tutto, hanno reso la scienza un'opinione.

domenica 14 febbraio 2021

Lockdown: yes, no, maybe. The problem is why.



On this cold February Sunday, the most prominent Italian national newspapers' reading provides insights that we didn't see in a while. After the lottery on ministers of the new government, the catch click-phrase is back: "let's close everything, national lockdown, the English variant leaves no other choice". The situation is known to everyone. Skytg24 tells the state of the epidemic every day in "The Numbers of the Pandemic". We are in a stalemate. The curves of the various indicators are slowly falling. Everyone's attention must be maximum because it takes a little distraction to see the situation worsen again.

The graph we report shows a simple classification of the Italian regions according to two thresholds: intensive care occupation (above 30%) and incidence (above 250 per 100 thousand inhabitants). If a region exceeds one of the two thresholds, it becomes orange, if it crosses both red. Otherwise, it remains yellow. Nothing complicated, a simple representation, which, monitored weekly, provides some information on the epidemic's progress. We have seen worse times.

Today we talk about the lockdown, again. Why? With what goal? In analyzing the various opinions, it is precisely the goal that does not seem clear, nor even explicit. Let's try to imagine what objectives can be achieved through a lockdown.

Objective 1: local extinction of the epidemic. You want to eliminate the virus from the area of ​​interest. For this purpose, a total lockdown is useful, to get up to zero cases per day for a sufficient period (one / two complete incubation cycles, i.e. 14/28 days). Strict isolation and quarantine measures are obviously fundamental. Stringent epidemiological surveillance is subsequently indispensable, particularly on entrances from outside the territory.

Objective 2: mitigating the effects of the spread of the epidemic, with the minimization of deaths. The lockdown is not necessary, except as a last resort. A good Test, Track and Treatment / Isolation / Quarantine (TTT) strategy is sufficient. When the TTT capacity is lost in an area (there are now standardized indicators). A prompt and brief lockdown (limited to that area) is necessary until control of the situation is resumed.

Objective 3: mitigating the effects of the epidemic's spread to avoid the collapse of the health system. In this case, too, the lockdown is not necessary, except as a last resort. Serious monitoring (we have the indicators) of the pressure on the health system, linked to the definition of risk levels of collapse, generally avoids the lockdown.

Here http://dx.doi.org/10.23812/21-3-E it says "It has been noted that the spreading rate of the British variant could be greater than 70% of cases compared to the normal SARS-CoV -2 virus, with an R index growth of 0.4 ." As it is written, this sentence admits a substantial lack of strong evidence, obtained through well-designed studies and analyzed with solid statistical methods. We would not like to accept the idea that if one cannot explain something, one can blame the current virus variant.


Lockdown: sì, no, forse. Il problema è il perché.


In questa fredda domenica di febbraio, la lettura delle principali testate nazionali fornisce spunti come non succedeva da un po’. Terminato il toto-ministri, riecco il nuovo tormentone: “chiudiamo tutto, lockdown nazionale, la variante inglese non lascia altra scelta”. La situazione è nota tutti. Skytg24 racconta lo stato dell’epidemia ogni giorno ne “i Numeri della Pandemia”. Siamo in una fase di stallo, le curve dei vari indicatori scendono lentamente, l’attenzione deve essere massima da parte di tutti, perché basta poco per riveder peggiorare la situazione. 

Nel grafico riportiamo una semplice classificazione delle regioni secondo due soglie: occupazione delle terapie intensive (oltre il 30%) e incidenza (oltre 250 per 100mila abitanti). Se si supera una delle due soglie sei arancione, se le superi entrambe rosso, se no resti giallo. Nulla di difficile, una semplice rappresentazione, che, monitorata settimanalmente, fornisce piccole informazioni sull’andamento dell’epidemia.  Abbiamo visto momenti peggiori.

Oggi si riparla di lockdown. Perché? Con quale obiettivo? A leggere le varie opinioni, è proprio l’obiettivo che non sembra essere chiaro, né tantomeno esplicitato. Proviamo ad immaginare quali obiettivi possono essere perseguiti tramite un lockdown.

Obiettivo 1: estinzione locale dell’epidemia. Si vuole eliminare il virus dall'area di interesse. A questo scopo è utile un lockdown totale, fino ad arrivare a zero casi al giorno per un periodo sufficiente (uno/due cicli di incubazione completa, cioè 14/28 giorni). Misure rigide di isolamento e quarantena sono ovviamente fondamentali, e una sorveglianza epidemiologica molto rigida è indispensabile successivamente in particolare sugli ingressi dall'esterno del territorio.

Obiettivo 2: mitigazione degli effetti della diffusione dell’epidemia, con minimizzazione dei decessi. Il lockdown non è necessario, se non come estrema ratio. È sufficiente una buona strategia di Test, Tracciamento e Trattamento/isolamento/quarantena (TTT). Nel momento in cui in una area si perde la capacità di TTT (esistono indicatori standardizzati, ormai), è necessario un tempestivo e breve lockdown (solo nell'area) fino a ripresa del controllo della situazione.  

Obiettivo 3: mitigazione degli effetti della diffusione dell’epidemia, per evitare il collasso del sistema sanitario. Anche in questo caso, il lockdown non è necessario, se non come estrema ratio. Un serio monitoraggio (gli indicatori li abbiamo) della pressione sul sistema sanitario, legato alla definizione di livelli di rischio di collasso, consente in genere di evitare il lockdown.
Qui http://dx.doi.org/10.23812/21-3-E c’è scritto "It has been noted that the spreading rate of the British variant could be greater than 70% of cases compared to the normal SARS-CoV-2 virus, with an R index growth of 0.4" è la stessa forma della frase che ammette una sostanziale mancanza di evidenze forti, ottenuta sulla base di studi ben disegnati e analizzati con solidi metodi statistici. Non vorremmo passi l’idea che se non sai spiegare qualcosa, allora puoi dare la colpa alla variante.