Post in evidenza

Covid-19 la nostra app è sempre attuale

  Con l'assidua collaborazione  Marco Mingione  e  Pierfrancesco Alaimo Di Loro  abbiamo creato uno strumento web interattivo che consen...

lunedì 19 ottobre 2020

Let's make it "relative"

 








In the last few days, with the observed incidence's continuous increase, we witness a "confrontation" competition. There is a strong need among journalists and commentators to reference the first phase of the epidemic to relate what we are observing today. In many televised debates, comparisons between absolute numbers are presented, which, in general, make very little sense. These comparisons try to relate the current phase with the critical stage of the highs of late March and early April. In our opinion (and not only ours), this attempted comparison is not valid at all. In the first phase of the epidemic, cases of positive SARS-Cov-2 were intercepted through "diagnosis." In contrast, today, they are mainly found through "screening" and tracing.

Comparisons must always be made in relative terms, where the adjective "relative" is used to indicate that the quantities to be compared must be considered in "relation" (related) to the procedure from which they are derived. For example, comparing cases of COVID-19 only makes sense if these refer to the number of tampons used. But not all swabs, only those used to find new cases (the situation where 1 swab = 1 person). This is to check the differences between a diagnostic and a screening strategy.

The need to analyze relative data, or relationships between connected quantities, such as odds, proportions, rates, risks, odds, and all further processing, has always been a central theme of our posts and public interventions. In this sense, if we want to find some connection between the first wave and the current phase, we should start from the relationship between positive cases observed and swabs carried out.

In the graph, we reported this relationship, relative to the total swabs (in red) and the swabs for test only (in blue, excluding the control swabs to verify negativization to the virus). Recall that the data reported only the total swabs in the first phase of the epidemic, with no separation between test swabs and control swabs. The "red" ratio, although not correct from a statistical point of view, is still informative of the trend of the epidemic. It represents a lower limit to the "blue" ratio, which estimates the "positive rate."

Analyzing these two relationships' dynamics, the only similarity that can be guessed is between the initial phase of late February-early March and the current one. This seems to indicate that we are at the beginning of a second phase. Therefore any comparison with the maxima of the first wave is really inconsistent on a statistical level.

We are then in an initial phase of acceleration of the infection, but still manageable. Some restrictive measures can be though for specific commercial or leisure activities. Yet, they are far more sustainable than a new generalized closure (which may be the only "final weapon" if this rise does not stop). After all, in general, to citizens, it is required very little: wear a mask, respect the physical distance, wash your hands often. We can do it. Just try seriously.

Relativizziamo

 



Negli ultimi giorni, con il crescere continuo dell'incidenza osservata, assistiamo ad una gara al "confronto". Fra giornalisti e commentatori è forte la necessità di trovare un riferimento alla prima fase dell'epidemia con cui rapportare quello che stiamo osservando oggi. In molti dibattiti televisivi vengono presentati confronti tra dati assoluti che, in generale, hanno davvero poco senso. Questi confronti provano a mettere in relazione la fase attuale con la fase critica dei massimi di fine marzo e inizio aprile, cosa che, a nostro parere (e non solo), non è per nulla valida. Nella prima fase dell'epidemia, i casi di positività al SARS-Cov-2 venivano intercettati tramite "diagnosi" mentre oggi sono intercettati prevalentemente attraverso "screening" e tracciamento.

I confronti devono essere sempre fatti in termini relativi, dove l'aggettivo "relativo" è usato per indicare che le grandezze da confrontare devono essere considerate in "relazione" (rapportate) con la procedura da cui sono derivate. Ad esempio confrontare casi di COVID-19 ha senso solo se questi sono riferiti al numero di tamponi utilizzati. Ma non tutti i tamponi, solo quelli usati per trovare nuovi casi (situazione in cui 1 tampone = 1 persona). Questo serve proprio a controllare le differenze fra una strategia diagnostica e una di screening.

La necessità di analizzare dati relativi, ovvero rapporti fra grandezze tra loro connesse, come quote, proporzioni, tassi, rischi, odds e tutte le loro ulteriori elaborazioni, è stato da sempre un tema centrale dei nostri post e interventi pubblici. In tal senso, se si vuole trovare qualche connessione fra la prima onda e la fase attuale, si dovrebbe partire proprio dal rapporto fra casi positivi osservati e tamponi effettuati.

Nel grafico abbiamo riportato questo rapporto, relativamente ai tamponi totali (in rosso) e ai tamponi per solo test (in blu, escludendo i tamponi di controllo per verificare la negativizzazione al virus). Ricordiamo che nella prima fase dell'epidemia, i dati riportavano solo i tamponi totali, senza scorporo fra tamponi di test e tamponi di controllo. In ogni caso, il rapporto "rosso", nonostante non sia corretto dal punto di vista statistico, è pur sempre informativo della tendenza dell'epidemia poiché rappresenta un limite inferiore al rapporto "blu", che è una stima del "tasso di positività".

Analizzando l'andamento dinamico di questi due rapporti, è chiaro che forse l'unica similitudine che si può intuire è tra la fase iniziale di fine febbraio-inizio marzo e quella attuale. Questo sembra indicare che ci troviamo all'inizio di una seconda fase e dunque ogni confronto con i massimi della prima onda è davvero inconsistente sul piano statistico.

Siamo allora in una fase iniziale di accelerazione del contagio, ma ancora gestibile. Alcune misure restrittive possono essere pesanti per specifiche attività commerciali o del tempo libero, ma sono di gran lunga più sostenibili di una nuova chiusura generalizzata (che rischia di essere l'unica "arma finale" se non si ferma questa risalita) e dopotutto, ai cittadini in generale si richiede davvero poco: portare una mascherina, rispettare il distanziamento fisico, lavarsi spesso le mani. Possiamo farcela, basta provarci sul serio.


lunedì 12 ottobre 2020

Syndemic

 Covid-19: beyond the epidemiological aspect, there is a social aspect. On September 26, on #Lancet, one of the most prestigious and reliable scientific journals, there was a discussion about a part often overlooked in the various analyzes on Covid-19 (https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)32000 -6): is it really a pandemic? We usually take it for granted, but it could be a syndemic (a word unknown to most) in reality. Syndemic is defined by Merril Singer in the 1990s, "syndemic or synergistic epidemic is the aggregation of two or more concurrent or sequential epidemics or disease clusters in a population with biological interactions, which exacerbate the prognosis and burden of disease."

Covid-19 could be just that. It rarely kills on its own; it does so more often in conjunction with other diseases, ailments, and in any case, overt or hidden health problems. Most of these secondary diseases are, in large part, related to people's social status. Horton, in the #Lancet discussion, adds: "The syndemic nature of the threat we face means that a more nuanced approach is needed if we are to protect the health of our communities. [...] a syndemic approach reveals biological and social interactions that are important for prognosis, treatment, and health policy.

Covid-19 is not just a viral disease; it is the litmus test of social diseases. Italy leaves no one behind, whether you are no-mask or no-vax, health care is public and will treat you, regardless of class. Let's not forget it….

 

From here



Sindemia

 Covid-19: oltre l’aspetto epidemiologico, c’è un aspetto sociale. Il 26 settembre scorso, su #Lancet, rivista scientifica tra le più prestigiose e affidabili, si discuteva di un aspetto spesso tralasciato nelle varie analisi sul Covid-19 (https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)32000-6): è davvero una pandemia? Spesso lo diamo per scontato, ma in realtà potrebbe essere una sindemia (parola sconosciuta ai più). La sindemia è definita da Merril Singer negli anni novanta del secolo scorso, “Un'epidemia sindemica o sinergica è l'aggregazione di due o più epidemie o gruppi di malattie simultanei o sequenziali in una popolazione con interazioni biologiche, che esacerbano la prognosi e il carico della malattia.” Il covid-19 potrebbe essere proprio questo. Raramente uccide da solo, lo fa più spesso in concomitanza con altre malattie, disturbi e comunque problemi di salute palesi o nascosti. La maggior parte di queste malattie secondarie sono, in larga parte, legate allo status sociale delle persone. Horton, nella discussione su #Lancet, aggiunge: “La natura sindemica della minaccia che affrontiamo richiede un approccio più sfumato se vogliamo proteggere la salute delle nostre comunità. […] un approccio sindemico porta con sé interazioni biologiche e sociali che sono importanti per la prognosi, il trattamento e la politica sanitaria.”

Il Covid-19 non è solo una malattia virale, è la cartina tornasole delle malattie sociali. L’Italia non lascia indietro nessuno, sia che siate no-mask o no-vax, la sanità è pubblica e vi curerà, a prescindere dal ceto. Non ce lo dimentichiamo….


presa da qui

giovedì 8 ottobre 2020

Keep calm and wear the mask

 







These days, we witness reasonably substantial growth in the number of cases of COVID-19 (and in the positive rate) throughout Italy. Some regions are definitely on alert (Campania); others are only on alert (Lazio, Sardinia, Liguria, for example).

However, this situation must be distinguished from what happened in March-April, when there was, as now, more than 3000 daily positives.

 In the most dramatic days, the policy of tampons was very different. We only had tampons for the symptomatic, often severe, and we could not look for the asymptomatic. Today it is very different, practically everyone gets tampons, and we add, fortunately. We have gone from 30,000 tampons at the end of March to about 130,000 today. We have been monitoring the positivity rate for weeks now, which is the ratio between posts and the number of people tested. Today we are at 6.5%, definitely up. This allows us to understand how much COVID-19 is present in the population, always remembering that, fortunately, asymptomatics are about 90% of positive test cases. A large number of swabs, an effective screening policy allow us to protect the most fragile and prevent intensive care clogging's catastrophic effect.

How can we contribute, by doing our part, to avoid the spread without control of the epidemic? Here too, it is not complicated; there are a few very simple points:

1. Wearing masks and often washing our hands 2. Avoiding gatherings and keeping distance if there are many of us 3. Isolating those who are positive even if asymptomatic 4. Often airing the rooms where we spend time, from the office to the classroom, the workshop, the bedroom, etc.

In Italy, a great help can come from the use of the app #Immuni !

We wonder if it is indispensable to use the bugbear of a new lockdown, feeding uncertainties and fears in the population. The goal must be to raise awareness and inform people. Frightening them doesn't help them understand what needs to be done. The country is still doing well. Everyone (or almost everyone) is rowing on the same side. The health system is strengthening and providing quick and effective responses. So just be careful and follow the few rules, those of common sense, that we have given ourselves and, in part, have imposed on us. Then there is the economy, and yes, that is at least as scary as the epidemic. We cannot afford a new generalized closure; it is evident, we must be aware of it. And then just put the mask (correctly). The situation is serious, but it takes very little to remain open and competitive.


Niente Panico e mettiamo le mascherine

 



In questi giorni stiamo assistendo ad una crescita, abbastanza importante, del numero di casi di covid-19 (e del tasso di positività) in tutta Italia. Alcune regioni sono decisamente in allarme (Campania), altre sono solo in allerta (Lazio, Sardegna, Liguria ad esempio). 

Questa situazione va però distinta da quello che è successo a –marzo-aprile, quando si avevano, come ora, anche più di 3000 positivi giorno. 
 La politica dei tamponi, nei giorni più drammatici, era molto diversa, si facevano tamponi solo ai sintomatici, per lo più gravi, e non avevamo la capacità di cercare gli asintomatici. Oggi è ben diverso, si fanno tamponi praticamente a tutti  e aggiungiamo, per fortuna. Siamo passati dai 30000 tamponi di fine Marzo ai 130000 circa di oggi. Sono ormai settimane che monitoriamo il tasso di positività, cioè il rapporto tra postivi e numero di persone testate. Oggi siamo al 6.5%, decisamente in rialzo. Questo ci permette di capire quanto il COVID-19 sia presente  nella popolazione, ricordando sempre che, per fortuna, gli asintomatici sono circa il 90% dei casi positivi al test. Un numero elevato di tamponi, un’efficace politica di screening ci consente di proteggere i più fragili e prevenire l'effetto catastrofico dell'intasamento delle terapie intensive. 
Come possiamo contribuire, facendo la nostra parte, ad evitare la diffusione senza controllo dell’epidemia? Anche qui la cosa non è complicata, ci sono pochi punti semplicissimi: 
1. Indossando le mascherine e lavando spesso le mani 2. Evitando gli assembramenti e mantenendo le distanze se siamo in molti 3. Isolando chi risulta positivo anche se asintomatico  4. Arieggiando spesso i locali in cui passiamo del tempo, dall'ufficio, alla classe, all'officina, alla stanza da letto ecc.


Un grande aiuto può darlo l'uso dell'app #Immuni non dimentichiamolo!

Ci chiediamo allora se sia davvero necessario usare lo spauracchio di un nuovo lockdown, alimentando incertezze e paure nella popolazione. L’obiettivo deve essere sensibilizzare e informare le persone. Spaventarle non aiuta a capire cosa c'è da fare. Il Paese sta tenendo bene ancora, tutti (o quasi) remiamo dalla stessa parte, il sistema sanitario si sta rafforzando e fornisce risposte rapide ed efficaci. Quindi basta fare attenzione e seguire le poche regole, quelle del buonsenso, che ci siamo dati e, in parte, ci hanno imposto. Poi c'è l'economia e sì quella fa paura almeno quanto l’epidemia. Non possiamo permetterci una nuova chiusura generalizzata, è evidente, bisogna esserne consapevoli. E allora basta mettere (correttamente) la mascherina. La situazione è seria, ma basta davvero poco per restare aperti e competitivi. 





venerdì 2 ottobre 2020

Evolution of a WHO indicator: the cumulative incidence rate at 14 days

 


The 14-day incidence rate per 100,000 inhabitants is the official indicator through which  WHO evaluates the speed of the spread of the Covid-19 epidemic in the various countries of the world.
In general, the incidence is the number of new cases observed. It can be daily, monthly, etc. In this case, W.H.O. considers the new cases observed in the last two weeks and expresses them per 100,000 inhabitants, thus removing the population size effect. Being represented in units of time (14 days), this ratio is called "rate," as it describes the variation in the number of new cases as time varies.
The graph shows this speed indicator's trend from the beginning of the epidemic to today for 30 countries: when the indicator grows, the epidemic accelerates. When it decreases, the epidemic slows down.
At the moment, the ranking of these 30 countries is as follows.



Italy occupies the 13th position with 39 new cases every two weeks per 100,000 inhabitants. The worst situation is that of Israel, with the speed indicator equal to 883.
---
NB: the zeros in the ranking are approximations of decimal values




Andamento di un indicatore dell'OMS: il tasso di incidenza cumulata a 14 giorni

 


Il tasso di incidenza a 14 giorni per 100.000 abitanti è l'indicatore ufficiale con cui l'OMS valuta la velocità di diffusione dell'epidemia di Covid-19 nei vari paesi del mondo.
In generale, l'incidenza è il numero di nuovi casi osservati. Può essere giornaliera, mensile, ecc. In questo caso l'OMS considera i nuovi casi osservati nelle ultime due settimane, e li esprime per 100.000 abitanti togliendo così l'effetto della dimensione della popolazione. Essendo espresso in unità di tempo (14 giorni) questo rapporto è detto "tasso" poichè espireme la variazione del numero dei nuovi casi al variare del tempo
Nel grafico è riportato l'andamento di questo indicatore di velocità da inizio epidemia ad oggi per 30 paesi: quando l'indicatore sale, l'epidemia accellera, quando invece scende l'epidemia rallenta.
Al momento la graduatoria di questi 30 paesi è la seguente

L'Italia occupa la 13° posizione con 39 nuovi casi ogni due settimane per 100.000 abitanti. La situazione peggiore è quella di Israele con l'indicatore di velocità pari a 883.
---
NB: gli zeri nella graduatoria sono approssimazioni di valori decimali