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venerdì 15 maggio 2020

Dell’assenza di cultura statistica


La pandemia di Covid-19, oltre a quattro milioni di infetti e trecentomila morti, ha portato con sé un’esplosione di dati, modelli, analisi e informazioni. Una vera e propria infodemia diffusa principalmente online, attraverso i social network che ha partorito decine di siti web ad hoc (incluso il nostro). Molti appassionati di dati si sono autoeletti a paladini dell’analisi statistica, proponendo modelli e previsioni che con il tempo si sono rivelati più o meno attendibili. Seppur mosse da nobili intenti, previsioni e analisi spesso discordanti hanno creato molta confusione tra i non addetti ai lavori, generando spesso una percezione distorta di ciò che stava realmente accadendo.
La comunità statistica ha cominciato a protestare, un po’ sommessamente, d’altra parte la maggioranza degli statistici sta lavorando a pieno ritmo e non ha tempo per fare squadra o attività altamente visibili a tempo pieno. Così, la voce della comunità resta un po’ in sordina.

Però se ne parla e la risposta a questa protesta ottenuta da parte del “pubblico” è riassumibile in : “Ma cosa vogliono gli statistici? Andare di più in televisione? Stanno già dappertutto” Questa frase riassume il pensiero di alcune persone anche molto colte, preparate nel loro campo e di prestigio. Suona un po’ come la frase attribuita a Maria Antonietta “chiedono pane? Dategli delle brioche!” e la parte in cui si dice che “stanno già dappertutto” denota bene la natura del problema.
Nei comitati scientifico-tecnici, nelle commissioni spesso entrano dei Data Analyst, non degli statistici. Il fatto che la differenza non venga percepita dipende dalla totale mancanza di cultura statistica di questo paese (come di molti altri sia chiaro). Chi non ha studiato statistica in modo formale o informale che sia, non ha idea della grande rilevanza che ha un concetto semplice, ma centrale per chiunque lo abbia fatto: la statistica serve sì a stimare quantità non osservate, ad esempio prevedere quantità future, ma SOPRATTUTTO, serve a MISURARE con quale INCERTEZZA queste quantità sono ottenute.


Esempio semplice e legato al solito Covid19. All’inizio dell’epidemia tutto lo StatGroup-19 si cimentava nella previsione del numero di contagiati da un giorno all’altro, ci sembrava fondamentale capire come fosse fatta la curva epidemica (prima di conoscere i pastrocchi sui dati poi evidenziati). Un metodo che dava stime puntuali semi-perfette a livello regionale (sbagliava di poche decine anche su regioni con pochi contagi) forniva delle bande di confidenza al 95% attorno alla curva dei contagi enormi, si poteva passare da 0 a 1milione di contagiati passando per il valore esatto. Ora chiedo a chi ci segue dal primo giorno, avete mai visto quelle curve? No. Noi siamo tutti statistici e un modello che produce stime così incerte, anche se a malincuore, lo lasciamo nel cassetto. Altri, senza nemmeno valutare bene l’incertezza di tali stime, le propongono per deciderci sopra la vita di tutti. Ma non sono statistici.


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